L’immaginaria sindrome di solitudine da palco

Spesso quando siamo ad uno spettacolo teatrale, ad un concerto, ad un convegno o ad una manifestazione in cui vi è una persona che parla su un palco, siamo concentrati sull’artista o sul protagonista che recita, canta, parla o cerca di coinvolgere tutti i presenti. Questo perché tutto è costruito o organizzato per far sì che l’attenzione sia proprio su di lui attraverso la posizione sul palco, le luci, la modulazione del suono e della voce nonché la scenografia. Tutti elementi che servono ad attivare maggiormente i nostri sensi e la nostra attenzione. Ovviamente tutti noi, da semplici spettatori, siamo a questi eventi proprio per la presenza di questo o di quel protagonista e per assistere alla sua performance dal vivo. A noi sembra che sul palco vi sia solo lui perché siamo concentrati proprio su di lui.

Solo sul palco

Forse anche lui potrebbe addirittura essere convinto di essere da solo sul palco, ma in questo caso credo che gli si potrebbe diagnosticare una immaginaria sindrome di solitudine da palco. In realtà nessuno è mai solo sul palco, perché dietro al performer ci sono compagni di viaggio, colleghi, tecnici del suono e delle luci, montatori di palco ed altri ancora che hanno collaborato sino a quel momento per rendere, attraverso il lavoro comune, speciale quel momento. Chi è sul palco rappresenta quindi l’impegno di tutti quelli che sino a quel momento si sono dedicati alla realizzazione di quell’evento. La solitudine sul palco è quindi solo immaginata perché all’artista basta chiudere gli occhi ed ecco che improvvisamente appariranno intorno a lui tutte le persone che con le loro capacità, competenze, professionalità, emozioni e sentimenti gli hanno permesso di stare sul palco a rappresentare il lavoro di tutto il gruppo.

Insieme sul palco

Queste due foto le ho scattate al concerto di Daniele Silvestri al Palazzo dello Sport di Roma (ottobre 2019). Quando ho deciso di scattare la prima foto ero rimasto impressionato dalla bellezza di quell’occhio di bue che lo illuminava durante un assolo. La gioia per il bel risultato del lavoro di gruppo di tutti gli artisti presenti sul palco si è poi palesata nello spontaneo abbraccio di fine concerto. La riuscita dell’evento è stato quindi merito non solo di chi è stato sul palco, ma anche di tutti quelli che, dietro le quinte, hanno lavorato per permettere a tutti noi di poter partecipare e ricordare quella serata. Daniele Silvestri, come tanti artisti, non ha mancato di ringraziare a fine concerto appunto tutti quelli che avevano partecipato alla riuscita del concerto, perché consapevole dell’importanza di chi sta sul palco, ma anche di chi lavora dietro e che non è percepibile dai nostri sensi. Ovviamente lui non soffre dell’immaginaria sindrome di solitudine da palco.

Quel palco forse non è altro che anche la metafora della vita di tutti i giorni. Su quel palco vi è ognuno di noi, vi è la nostra vita. Se proviamo anche noi a chiudere gli occhi, forse, riusciremmo a immaginare tutte le persone che hanno fatto o che fanno ancora parte della nostra vita e quindi a comprendere che in realtà non siamo soli. Come diceva Aristotele l’uomo è un “animale sociale in quanto tende ad aggregarsi con altri individui e a costituirsi in società”. Sta solo a noi, a questo punto, scegliere responsabilmente che tipo di società vogliamo costituire ed essere.

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