Foto

Scegliendo fra le immagini già pubblicate nelle Gallerie oppure proponendone una alla volta, i post con categoria Foto contengono una singola immagine. L’autore ne racconta il “dietro le quinte” e descrive le scelte compiute in rapporto ad un elenco di scelte possibili. Il confronto fra le proprie intenzioni e la libreria di possibilità tecniche rappresenta il cuore dell’esperimento di Photospeech perché costringe l’autore a definire una propria esperienza fotografica: se disponiamo di una libreria mentale di soluzioni efficaci a comunicare emozioni e concetti che sentiamo all’atto dello scatto, allora siamo più liberi di comunicare attraverso la fotografia; viceversa quando si prova attrazione per una immagine senza riuscire a coglierne la scintilla che accende la propria curiosità verso quelle forme e colori, allora è arrivato il momento di articolare meglio la nostra libreria e scoprire come ampliarla. Sempre però dobbiamo essere intellettualmente onesti ed essere pronti ad ammettere che quelle emozioni che avevamo dentro non siamo riuscite a comunicarle in alcun modo nell’immagine che abbiamo ripreso e quello scatto deve essere cestinato.

Essendo semplici foto-amatori, non siamo vincolati all’esigenza di ottenere un risultato pattuito con un cliente e non saremo oppressi più di tanto da questo continuo confronto con la libreria di soluzioni possibili. Al contrario: l’autocritica costituita da questo tipo di post sarà l’occasione per costruire un confronto più evoluto del riduttivo e narcisistico “mi piace” dei social-network, adottando un atteggiamento di curiosità nei confronti delle soluzioni altrui. Le sotto-caregorie di riferimento sono le seguenti.

Intenzione – perché decidiamo di scattare? La risposta è essenziale perché, se non la troviamo, finiremo col riempire gli HD con immagini prive di interesse anche per noi stessi. Possiamo codificare le intenzioni nel modo seguente:

  • interpretare – ritrarre una scena attraverso un segno grafico personale ed originale che, lasciando inalterata la leggibilità del contenuto, cerca di trasmettere una emozione; indifferentemente armonia o tensione morale.
  • descrivere – ritrarre una scena cercando di evitare che le scelte compositive alterino la percezione del contenuto.
  • divertire – proporre una situazione divertente per accostamenti, contesti o espressioni di persone o animali.
  • isolare – infondere una sensazione di solitudine ed isolamento, immergendo un soggetto un uno spazio negativo o ritraendo una differenza fra pochi e molti.
  • incuriosire – ritrarre una scena in cui la mancanza di un dettaglio provoca una istintiva curiosità nell’osservatore.
  • confondere – ritrarre una scena attraverso punti di osservazione o illuminazione tali da rendere il soggetto astratto e non immediatamente riconoscibile.
  • pianificare – scegliere luogo, periodo dell’anno o orario del giorno per aspettare le condizioni ideali di scatto.
  • reagire – scattare istintivamente in un contesto dinamico.
  • stilizzare – ritrarre oggetti o persone attraverso scelte compositive volte a creare dei modelli.

Inquadratura – a valle delle intenzioni, la scelta necessaria non appena osserviamo il mondo dal mirino è come inserire la scena da ritrarre in rapporto alle dimensioni ed all’orientamento del fotogramma. Possiamo fare ricorso a questi concetti:

  • angoli – sorgenti o pozzi di linee guida o fughe prospettiche; è dove lo sguardo di un osservatore cercherà immediatamente informazioni, dopo aver verificato che non c’è nulla di essenziale nel centro.
  • lati – come per gli angoli, si possono appoggiare ai lati del fotogramma le dimensioni principali del soggetto; sia staccandolo dal bordo, per segnare un inizio, sia facendolo uscire dal bordo, per il motivo opposto.
  • verticale – ruotare la consueta inquadratura orizzontale per assecondare lo sviluppo verticale della scena o del soggetto.
  • soggetto decentrato – il soggetto ovvero un segno grafico importante e riconoscibile della scena è posto in uno dei 1/3 dell’inquadratura (per evitare l’effetto “cecchino”) oppure in ingresso o uscita dal fotogramma (per attirare l’attenzione sul movimento futuro o passato del soggetto).
  • piena – il soggetto riempie completamente l’inquadratura, annullando il contesto leggibile nello sfondo.
  • cornice – la scena è collocata all’interno di una seconda cornice rispetto a quella esterna del fotogramma per aumentare la sensazione di profondità e coinvolgimento dell’osservatore. La cornice può essere anche incompleta e non necessariamente riconoscibile in quanto tale.
  • orizzonte – in un paesaggio può essere riconoscibile la linea dell’orizzonte e la scelta della posizione rispetto al fotogramma è essenziale per assegnare maggiore importanza al cielo o al paesaggio. Una posizione simmetrica deve essere giustificata dal contenuto particolare.
  • quadrato – le linee di tensione della scema possono essere esaltate dalla compressione all’interno della simmetria di un quadrato. Particolari effetti creativi di post produzione possono essere più coerenti con la scelta del quadrato di un formato polaroid.
  • panorama – la giustapposizione di più fotogrammi per ottenere visioni particolarmente ampie.

Composizione – scelto il motivo e la relazione fra soggetto e fotogramma, si tratta poi di scegliere come comporre i contenuti del fotogramma fra loro. La mutua relazione può essere classificata come segue:

  • contrasto – la giustapposizione di materiali, emozioni o situazioni opposte che obbliga l’osservatore a ricomporre l’unicità della scena.
  • bilanciamento – differenze fra lato sinistro e destro dell’inquadratura in termini di distribuzione sia dei soggetti sia di luci e colori che obbligano l’osservatore a ricomporre l’equilibrio della scena. Il bilanciamento può anche essere inteso come rapporto fra soggetto e “spazio negativo” ovvero mancanza di informazione e contenuto nello sfondo.
  • ritmo – il ripetersi di gesti o forme lungo una direttrice suggerisce all’osservatore un ritmo da seguire e condividere.
  • trama – il ripetersi modulare di oggetti o aspetti materici che riempiono completamente il fotogramma forza l’osservatore ad immaginare una illimitata estensione della superficie ritratta.
  • rallentamento – una collocazione non convenzionale del soggetto tale da richiedere all’osservatore una certa attenzione per comprendere l’effettiva scena ovvero da forzare l’osservatore a seguire segni grafici (vedi Elementi Grafici -> vettori) che conducono alla scoperta del soggetto vero e proprio del fotogramma.
  • prospettiva – la profondità di campo o, all’inverso, lo schiacciamento prospettico spingono l’osservatore rispettivamente a immergersi nella scena oppure ad interpretarla per ricostruirla. La profondità di campo può essere ottenuta con: un grandangolo ad ampia apertura di diaframma; ritraendo, magari con un teleobiettivo, l’attenuazione del contrasto per effetto della foschia o della nebbia (prospettiva aerea); scegliendo un punto di vista che permette l’allineamento visivo di oggetti di medesima grandezza (prospettiva decrescente); soggetti in primo piano più illuminati e chiari dello sfondo (prospettiva tonale); soggetti in primo piano con colori caldi (rosso o arancio) su sfondo con colori freddi (azzurro o verde) (prospettiva cromatica). Lo schiacciamento prospettico si ottiene adottando l’opposto delle soluzioni appena citate.
  • contenuto – la relazione fra ciò che riempie il fotogramma non ha più importanza quando il contenuto è preminente sulla composizione. Accade quando il soggetto o l’azione ritratta è particolarmente drammatico, divertente, culturalmente o moralmente rilevante; quando il soggetto è il corpo, lo sguardo o l’espressione umana o di una animale oppure per l’elevato contenuto simbolico della scrittura o dei segnali stilizzati.
  • silhouette – quando il contrasto di luce fra soggetto e sfondo è così intenso a favore di quest’ultimo che il soggetto è completamente nero e riconoscibile solo attraverso il contorno.

Elementi Grafici – prescindendo dagli aspetti emotivi della composizione, tutto quello che fisicamente appare nel fotogramma e che è immediatamente riconoscibile all’osservatore come astrazione geometrica oppure come esperienza percettiva di spazio e tempo.

  • punti – uno o più soggetti di dimensione così ridotta rispetto alla superficie del fotogramma da apparire come puntiformi. Usualmente un singolo punto ovvero un punto di fulcro dell’immagine si colloca su uno dei terzi del fotogramma.
  • vettori – linee guida, direzioni degli sguardi, gesti o forme possono suggerire con forza all’osservatore direzioni di forza in ingresso o uscita dal fotogramma. I vettori si possono usare anche per guidare l’attenzione dell’osservatore sul vero e proprio soggetto che non appare immediatamente riconoscibile (Composizione -> rallentamento).
  • geometrie – triangoli, ellissi (cerchi) e rettangoli (quadrati) che siano manifesti o indotti dal completamento delle forme, suggeriscono all’osservatore delle astrazioni di immediato riconoscimento.
  • ombre – attraggono sempre l’attenzione dell’osservatore perché istintivamente deve ricostruire la scena mancante.
  • mosso – che sia mosso in camera, un effetto panning oppure mosso del soggetto, all’osservatore è comunicato il senso del movimento come soggetto reale della ripresa.
  • congelato – all’opposto del mosso, congelare un istante di separazione fra azioni contigue spinge l’osservatore a dilatare il tempo.
  • fuoco selettivo – un diaframma relativamente stretto riduce la profondità di campo e spinge l’osservatore a concentrarsi sul soggetto a fuoco che appare per questo astratto e distante dal contesto in modo inversamente proporzionale alla riconoscibilità dello stesso.
  • grandangolo – l’ampio angolo di campo e le distorsioni di un grandangolo spingono l’osservatore ad immergersi nella scena.
  • teleobiettivo – lo schiacciamento prospettico di un teleobiettivo può essere utilizzato per confondere i piani della scena e forzare l’osservatore a ricostruire e riconoscere la stessa.

Luce e Colore – sono le caratteristiche di soggetto e sfondo che li rendono riconoscibili in quanto tali e rappresentano il contenuto essenziale di una fotografia.

  • bianco e nero – la desaturazione dei colori consente di variare di molto la gamma di alcuni colori per ottenere forti contrasti tonali che consentono all’osservatore di concentrarsi sul soggetto senza una collocazione temporale precisa o distrazioni dovute ai colori ed alle emozioni ad essi connessi.
  • rapporti cromatici – un soggetto ed uno sfondo con colori opposti rispetto alla ruota cromatica hanno un impatto molto forte sull’osservatore.
  • chiaroscuro – quando il contrasto di ombre e luci nette rende all’osservatore la tridimensionalità della scena. 
  • chiave alta – una scena con un istogramma delle luci fortemente sbilanciato a destra ritrae forme astratte attraverso bordi annegati nel bianco.
  • chiave bassa – una scena con un istogramma delle luci fortemente sbilanciato a sinistra ritrae un soggetto misteriosamente annegato nel nero.
  • dominante – i colori sono istintivamente associati dall’osservatore alle emozioni: rosso = forza, giallo = vitalità, arancio = allegria, azzurro = calma, verde = armonia, viola = mistero…
  • luce calda – (bassa temperatura colore 3-3.500K) tipica dell’alba o del tramonto, con una forte direzionalità e dominante gialla che conferisce serenità alla scena.
  • luce fredda – con (alta temperatura colore 6-7.000K) tipica di freddi scenari invernali, una dominante blu conferisce distanza ed inquietudine.
  • riflesso – quando la luce riflessa è predominante contiene una forte connotazione di astrattismo che rende l’immagine più attraente.